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Le malattie

Miositi Infiammatorie Idiopatiche (IIM)

Le miositi infiammatorie idiopatiche sono malattie autoimmuni rare in cui il sistema immunitario attacca i muscoli, provocando infiammazione e perdita di forza.


Possono colpire sia adulti che bambini; alcune forme interessano solo il muscolo, altre coinvolgono anche cute, polmoni, articolazioni o altri organi. Riconoscerle precocemente è fondamentale, perché i trattamenti disponibili funzionano meglio se avviati nelle fasi iniziali della malattia.

Le miositi infiammatorie idiopatiche vengono classificate in quattro principali categorie sulla base delle caratteristiche cliniche, degli autoanticorpi e della biopsia.


La dermatomiosite combina debolezza muscolare e manifestazioni cutanee tipiche. Può coinvolgere anche i polmoni e, negli adulti, in rari casi può essere associata alla presenza di tumori (sindromi neurologiche paraneplastiche), motivo per cui è previsto uno screening accurato alla diagnosi.

La miosite necrotizzante autoimmune si distingue per una debolezza spesso severa e per valori molto elevati di CPK. È spesso associata ad anticorpi specifici (anti-SRP, anti-HMGCR) e richiede un trattamento tempestivo per evitare danni muscolari permanenti.

La sindrome antisintetasi è caratterizzata dall’associazione di miosite con artrite, fenomeno di Raynaud, “mani da meccanico” e frequente interessamento polmonare. L’anticorpo più comune è l’anti-Jo1.

La miosite a corpi inclusi, infine, è una forma lentamente progressiva che colpisce soprattutto uomini sopra i cinquant’anni. Provoca debolezza asimmetrica, in particolare di dita e quadricipiti, e presenta generalmente una scarsa risposta alle terapie immunosoppressive tradizionali.

Clinica
Diagnosi
Terapia

Il sintomo più caratteristico è una debolezza muscolare progressiva che riguarda soprattutto i muscoli delle cosce, del bacino, delle spalle e delle braccia. Atti quotidiani come salire le scale, alzarsi da una sedia o sollevare le braccia diventano progressivamente più difficili. In alcune forme compaiono anche dolori muscolari, affaticamento, difficoltà a tenere sollevata la testa o problemi nella deglutizione, quando l’infiammazione coinvolge i muscoli del collo e della gola.

 

Le manifestazioni extra-muscolari e la presentazione clinica variano a seconda della forma di miosite: nella dermatomiosite si osservano eruzioni cutanee caratteristiche; nella sindrome antisintetasi possono aggiungersi artrite, fenomeno di Raynaud e problemi polmonari; la miosite necrotizzante tende a causare debolezza più severa e rapida; la miosite a corpi inclusi evolve invece lentamente e in modo asimmetrico, colpendo in modo particolare le dita delle mani e i quadricipiti.

 

La gravità e la velocità di progressione possono essere molto diverse da un paziente all’altro.

La diagnosi si basa sulla combinazione di sintomi, esami del sangue, test strumentali e, spesso, biopsia muscolare.

 

La creatinchinasi (CK) è un enzima rilasciato dai muscoli in caso di danno; nelle miositi è generalmente elevata, segno di danno muscolare in atto. La ricerca di autoanticorpi specifici aiuta a identificare la forma precisa e a prevedere il tipo di decorso atteso.

 

L’elettromiografia (EMG) fornisce informazioni sulla sofferenza del muscolo e indirizza gli ulteriori accertamenti, mentre la risonanza magnetica muscolare permette di visualizzare le aree di infiammazione.

 

La biopsia muscolare, quando necessaria, conferma la diagnosi e distingue tra le diverse forme sulla base del tipo di danno osservato al microscopio.

 

Se si sospetta un coinvolgimento di altri organi — come pelle o polmoni — si eseguono valutazioni mirate, incluse TAC toracica ad alta risoluzione, visita dermatologica o funzionalità respiratoria.

Il trattamento delle miositi mira a controllare l’infiammazione, migliorare la forza muscolare e prevenire danni permanenti.

 

La terapia viene sempre personalizzata sulla base della forma specifica e della gravità.

 

I corticosteroidi rappresentano il trattamento iniziale più comune perché consentono di ridurre rapidamente l’infiammazione. Poiché non è possibile mantenerli a lungo ad alte dosi, vengono affiancati da immunosoppressori di mantenimento come metotrexato, azatioprina o micofenolato, che permettono di stabilizzare la malattia riducendo gradualmente il cortisone.

 

Se la risposta è insufficiente o la malattia è particolarmente severa, si può ricorrere a terapie aggiuntive. Le immunoglobuline endovena (IVIG) hanno dimostrato elevata efficacia soprattutto nella dermatomiosite e in alcune miositi necrotizzanti.

 

Il Rituximab, un anticorpo monoclonale che agisce sui linfociti B, è utile nelle forme refrattarie o associate a specifici autoanticorpi, come nella sindrome antisintetasi o nelle miositi necrotizzanti anti-SRP.

 

In presenza di coinvolgimento polmonare, farmaci come tacrolimus o ciclosporina possono contribuire a stabilizzare la funzione respiratoria.

 

Nei casi più gravi o rapidamente progressivi, in particolare quando sono coinvolti i polmoni, può essere impiegata anche la ciclofosfamide.

 

La miosite a corpi inclusi, a differenza delle altre forme, purtroppo risponde poco alle terapie immunosoppressive: il trattamento si basa principalmente su fisioterapia, prevenzione delle cadute e supporto alla deglutizione se necessario.

 

Accanto ai farmaci, il ruolo della riabilitazione è fondamentale: programmi personalizzati di fisioterapia aiutano a recuperare la forza, mantenere la mobilità e migliorare la qualità della vita.


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