Il termine encefalite indica un’infiammazione del cervello. Per molto tempo si è ritenuto che le encefaliti fossero quasi esclusivamente di origine infettiva, soprattutto virale. Oggi è noto che una quota significativa di encefaliti è dovuta a una risposta autoimmune.
In queste forme, il sistema immunitario produce anticorpi diretti contro componenti delle cellule nervose o delle loro connessioni. Questo determina un’infiammazione che altera il funzionamento di aree cerebrali coinvolte nella memoria, nel comportamento, nel linguaggio e nel controllo dei movimenti.
Negli ultimi anni, il miglioramento delle conoscenze e delle tecniche diagnostiche ha permesso di riconoscere queste malattie con maggiore frequenza.

L’esordio delle encefaliti autoimmuni è generalmente subacuto: i sintomi compaiono nell’arco di giorni o settimane e tendono a peggiorare progressivamente.
Spesso i primi disturbi non sono immediatamente riconducibili a una malattia neurologica. Possono comparire:
Con il progredire della malattia possono associarsi:
La presenza combinata di sintomi neurologici e psichiatrici a rapida evoluzione rappresenta un elemento caratteristico di queste patologie.
La diagnosi di encefalite autoimmune richiede una valutazione neurologica specialistica e si basa sull’integrazione di diversi dati clinici e strumentali.
Gli esami più utilizzati sono:
La presenza di anticorpi diretti contro il sistema nervoso può essere di grande aiuto diagnostico, ma la loro assenza non esclude la malattia.
Le encefaliti autoimmuni sono condizioni potenzialmente trattabili. L’obiettivo della terapia è ridurre l’attività anomala del sistema immunitario e limitare il danno cerebrale.
Il trattamento iniziale prevede generalmente:
Nei casi in cui la risposta sia insufficiente, possono essere utilizzati farmaci immunosoppressori più mirati. Il tipo e la durata della terapia vengono decisi dal neurologo in base al quadro clinico e all’evoluzione della malattia.